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Biogas, micotossine e formaggi DOP

La regione Emilia Romagna ha vietato l’installazione d’impianti di biogas alimentati a colture energetiche nella zona del parmigiano reggiano per una serie di timori legati allo stato igienico-sanitario dei digestati.

 

Cosa dice la ricerca?

 

La presenza di batteri fecali, indice dello stato igienico di un digestato, è scontata quando parliamo di reflui zootecnici; meno scontato è il destino di questi batteri nella digestione anaerobica.

 

La presenza di spore negli alimenti zootecnici è alla base della contaminazione nel processo produttivo del latte. Alcuni Clostridi (C.tyrobutyricum, C. butyricum) fermentano i carboidrati e l’acido lattico, producendo acido butirrico, anidride carbonica e idrogeno. Altri (C. sporogenes) sono responsabili di degradazioni putrefattive dei composti azotati, liberando acidi organici, anidride carbonica e composti maleodoranti.

 

La produzione di gas determina gonfiore, occhiature e spaccature della pasta del formaggio; la produzione di acidi organici e l’attività proteolitica portano, invece, ad alterazioni di sapore e aroma.

 

Riguardo all’utilizzo di farine contaminate da tossine la preoccupazione riguarda sia la resa di quest’ultime nel digestore, con possibili problemi biologici, sia il rilascio di tossine nell’ambiente attraverso lo spandimento del digestato nei campi.

 

Il giorno 22 ottobre si è svolto a Reggio Emilia il convegno “Biogas, aspetti igienico-sanitari e prodotti DOP, con l’obiettivo di fare chiarezza su queste problematiche.

Il convegno ha illustrato i risultati di due anni di sperimentazioni svolte dal CRPA in collaborazione con il CIB, consorzio italiano biogas, Università Cattolica di Piacenza e con il patrocinio di regione Emilia, MIPAAF, dei consorzi Grana Padano e Parmigiano Reggiano.

 

I risultati della ricerca

 

Riguardo allo stato igienico-sanitario del digestato la ricerca ha evidenziato che:

  1. La digestione anaerobica ha abbattuto significativamente la carica batterica fecale (escherichia coli, enterobatteri), ma lo stoccaggio migliora ulteriormente lo stato igienico sanitario.
  2. Insilati e altri sottoprodotti hanno presentato contaminazioni “occasionali”.
  3. Le criticità della ricerca riguardano il punto di prelievo dei campioni e la modalità con cui è stato eseguito.

Riguardo alla tipologia delle spore di Clostridium la ricerca è giunta alle seguenti conclusioni:

  1. Valutando entrata e uscita dai reattori è stato registrato un leggero aumento di spore in tutte le tesi, questo perché nel processo di digestione anaerobica il genere clostridium svolge un ruolo importante nella fase idrolitica. 
  2. Confrontando impianti in scala reale in zona parmigiano reggiano e grana padano non si sono registrate differenze sostanziali nel contenuto di spore nei digestati.
  3. I sottoprodotti alimentari non risultano essere apportatori di spore.
  4. C. butyricum e C. Tyrobutyricum sono stati identificati solo occasionalmente, in quantità molto basse.
  5. C sporogens è stato riscontrato in tutte le prove, ma la sub-specie responsabile dei problemi putrefattivi è tenuta sotto controllo dall’alta presenza di un altro clostridium suo competitore.

Riguardo agli effetti della presenza di micotossine nella digestione anaerobica la ricerca è giunta alle seguenti conclusioni:

  1. La digestione anaerobica di farine contaminate (sino a venti volte il limite ammesso per uso zootecnico) è del tutto simile a quello delle farine esenti.
  2. Si è osservato un significativo abbattimento delle micotossine durante il processo di digestione anaerobica, variabile dal 62% al 98%. 
  3. La microflora fungina nel digestore rimane sostanzialmente invariata, anche con apporti di materie prime ad alta carica micotica.
  4. I cambiamenti climatici porteranno a variazioni nella presenza dei funghi tossigeni, anche molto rilevanti tra gli anni, con il mais che sarà contaminato da diverse tossine, a volte co-presenti, variabili tra gli anni.

Conclusioni

 

Come conseguenza di questa serie di ricerche la regione Emilia Romagna e il consorzio Parmigiano Reggiano ridiscuteranno il divieto d’installazione d’impianti di biogas con apporto di matrici insilate, visto il ridimensionamento del problema contaminazione da Clostridium.

La digestione anaerobica è, una volta di più, un processo ideale per sanificare e stabilizzare un refluo, oltre ai vantaggi ambientali e agronomici.

 

A causa dell’incertezza data dai cambiamenti climatici, aumenterà la quantità di materiale contaminato da micotossine; la destinazione a impianti di biogas di questo materiale considerata molto interessante, considerando anche l’impegno dell’Unione Europea per l’utilizzo razionale delle “non conformità”.

 

(Marco Nicolini - ASA Agroenergie)


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