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Microflora epifita e qualità dell'insilato

L'importanza della microbiologia nella conservazione del foraggio.

La qualità di un insilato è determinata da un corretto processo fermentativo il quale è influenzato da innumerevoli fattori.

 

Tra questi, la microbiologia gioca un ruolo fondamentale, non a caso, sono proprio i microrganismi contenuti nel foraggio che svolgono le fermentazioni necessarie a conservare il foraggio. Questi microorganismi sono gli stessi che ritroviamo sulle colture in campo: la microflora epifita.

 

La dimensione e composizione della microflora epifita di un foraggio sono influenzate da molteplici fattori:

- le radiazioni solari ultraviolette;

- il tempo trascorso dall'ultima precipitazione e l'intensità di questa;

- il vento;

- la distanza dal suolo, in quanto le parti basali sono maggiormente contaminate da clostridi ed enterobatteri;

- la concimazione di tipo organico, letame o liquame, aumenta il rischio di contaminazione del foraggio;

- l'altezza di taglio;

- il livello di maturità della pianta, le parti senescenti o morte costituiscono del materiale organico secreto portando a una più alta carica microbica.

 

Tabella 1

 

Al momento della trinciatura e del riempimento della trincea tutti questi microrganismi sono portati in trincea mescolati al foraggio, a questo punto inizia il processo fermentativo che è comunemente suddiviso in quattro fasi:

 

1. Fase aerobica: caratterizzata da una scarsa acidificazione dovuta alla presenza di ossigeno. I microrganismi aerobi sono i più attivi (lieviti, enterobatteri e acetici). L'attività microbica in questa fase porta alla degradazione di sostanze nutritive preziose ed è quindi essenziale ridurne al minimo la durata.

 

2. Fermentazione: caratterizzata dall'attività dei microrganismi anaerobi costituiti principalmente dai Lattobacilli. Questi fermentano gli zuccheri solubili in acido Lattico il quale ha un forte potere acidificante e inibisce i microrganismi indesiderati. Per ottenere un insilato stabile è importante ottenere una veloce ed adeguata produzione di acido lattico, portando il pH a 3,8-4 per un insilato di mais o a 4-4,5 per un insilato d'erba. Una scarsa acidificazione porta alla proliferazione dei clostridi anch'essi attivi in questa fase, in quanto anaerobi stretti, con gravi ripercussioni sulla qualità del foraggio.

In colture, come la medica, caratterizzate da un basso contenuto in zuccheri e un elevato potere tampone (che è direttamente proporzionale al contenuto proteico), il contenuto di sostanza secca gioca un ruolo fondamentale. In questi casi si consiglia il pre-appassimento per aumentare la SS e il contenuto in zuccheri solubili in modo da favorire l'acidificazione e quindi la conservazione.

 

3. Stoccaggio/stabilità anaerobica: in questa fase, se vi è stata una corretta acidificazione, l'insilato è stabile. E' importante assicurarsi che la copertura non subisca danni e che non entri ossigeno nella massa insilata utilizzando un adeguato film plastico ed un corretto posizionamento di pesi.

 

Immagine

 

4. Riapertura: è l'ultima fase caratterizzata dalla riesposizione all'aria dell'insilato, che provoca l'instaurarsi di fermentazioni secondarie (in genere lieviti) con consumo di sostanza secca e rialzo della temperatura del trinciato. L'entità di queste fermentazioni dipende fortemente dal grado di penetrazione dell'ossigeno all'interno dell'insilato e aumenta al diminuire della densità di questo. Per evitare la penetrazione d'aria è consigliabile scoprire l'insilato poco alla volta e utilizzare un peso lungo tutto il margine, evitando infiltrazioni tra la copertura e l'insilato. Inoltre l'avanzamento del fronte di taglio deve essere di almeno 25 cm al giorno.

 

Microrganismi indesiderati presenti negli insilati:

 

 LIEVITI: sono i principali responsabili della degradazione della S.S. e del riscaldamento della massa, e della produzione di Etanolo. Si dividono in Lattato fermentanti e non, i primi fermentando l'acido lattico provocando il rialzo del pH favorendo l'insorgenza dei clostridi. Sono inibiti dalle basse temperature, da un alta concentrazione di Sostanza Secca e da pH< 4.

 

 MUFFE: crescono in funzione all'ossigeno penetrato, perciò fare molta attenzione ad eventuali forature della copertura, utilizzare idonei sistemi di desilamento che pratichino un taglio netto e che non muovano tutta la massa. Sono un'importante causa del consumo di sostanza secca e dell'energia dell'insilato, ma soprattutto possono sintetizzare Micotossine con gravi ripercussioni sulla salute animale e pubblica.

 

 CLOSTRIDI: si differenziano in Saccarolitici e Proteolitici. I primi degradano l'acido lattico in acido Butirrico causando perdite di sostanza secca, riduzione dell'ingestione, problemi di qualità del latte, le loro spore sono la causa del gonfiore tardivo nei formaggi. I proteolitici degradano le proteine fino alla produzione di amine biogene (cadaverina, putrescina). La contaminazione con terreno ne aumenta la loro concentrazione cosi come elevate concimazioni organiche. Il loro sviluppo è inibito da elevate concentrazione di sostanza secca e da pH < 5.

 

Per concludere, la qualità dell'insilato dipende dalla microflora presente sul foraggio e dalla corretta applicazione delle buone pratiche d'insilamento. Per tenere sotto controllo le fermentazioni è utile l'impiego inoculi batterici che siano competitivi e dominanti sulla flora autoctona normalmente presente sul foraggio ed in grado di pilotare le fermentazioni nella giusta direzione. In particolare Lalsil Fresh è un inoculo a base di Lactobacillus buchneri NCIMB 40788, un ceppo microbico che oltre all'acido lattico produce sostanze specifiche antifungine quali acido acetico e acido propionico che inibiscono l'attività di lieviti e muffe ed assicurano la stabilità dell'insilato al momento dell'apertura.

 

(Andrea Bazzoli - Lallemand & Franco Gerevini - Sivam)


Lalsil_Fresh_PDF
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