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L'insilato di mais come fonte principale di ss nell'alimentazione delle bovine da latte

Risultati dell'indagine Sivam-Lallemand

 

Innovativa indagine di campo con l’analisi dell’intero processo che va dalla trincea di silomais alle feci.

 

Nella primavera del 2012 SIVAM, in collaborazione con Lallemand, ha effettuato presso 66 aziende da latte della pianura padana una innovativa indagine di campo che prevedeva lanalisi dellintero processo che va dalla trincea di silomais alle feci. 

I dati sono ancora in fase di accurata analisi statistica, ma i risultati preliminari hanno offerto indicazioni in alcuni casi davvero sorprendenti.

 

L'INDAGINE

 

La qualità di un insilato di mais non è da considerarsi solo come chimica o microbiologica, ma rappresenta un concetto più ampio che abbraccia altri aspetti peculiari della azienda da latte e deve considerare come un determinato insilato si inserisce nei processi produttivi aziendali.

 

Infatti, l'insilato di mais rappresenta in molte aziende la fonte principale di ss nell'alimentazione delle bovine da latte e per averne una valutazione completa occorre analizzarne anche l'impiego che ne viene realmente fatto in condizioni di campo.

 

SIVAM insieme aLallemand ha voluto cambiare l'approccio alla valutazione di campo della qualità degli insilati operando, per ogni azienda agricola, oltre alla analisi chimica e fisica (dimensioni delle particelle) della trincea, anche registrando i parametri fisici della miscelata, la composizione della razione, i parametri produttivi e il rapporto tra le dimensioni delle particelle indigerite presenti nelle feci.

La valutazione contemporanea di tutti questi parametri permette una maggiore accuratezza e consente di dare all'allevatore indicazioni concrete in merito a come meglio utilizzare il proprio insilato nella realtà della propria azienda agricola.

 

Per questo motivo SIVAM, in collaborazione con Lallemand, ha voluto effettuare una accurata indagine per valutare lo "stato dell'arte" in un numero rilevante di aziende della pianura padana relativamente alla "qualità estesa" degli insilati di mais.

 

I RISULTATI

 

Dai risultati preliminari sono emersi numerosi spunti interessanti di cui riportiamo di seguito alcuni esempi.

 

Il primo parametro importante che risalta guardando la tabella 1 (vedi immagine n. 1) è la densità media risultata di 241 kg ss/m3, appena superiore al parametro considerato ottimale (240 kg s.s./m3). Infatti, ben il 44% delle trincee misurate non raggiunge questo livello di densità, sfatando il mito secondo cui le trincee italiane sono, nella maggior parte dei casi, sufficientemente "dense".



 

Tabella 1

 

 

Tabella 1

 

 

Un altro elemento risultato in controtendenza rispetto al senso comune è la relazione tra la densità dell'insilato e il suo contenuto in sostanza secca (tabella 2). È stato riscontrato come all'aumento della percentuale di sostanza secca dell'insilato si sia verificato un tendenziale aumento della densità per quanto poco significativo. Questa correlazione, in contrasto con l'esperienza, è stata interpretata non come una relazione diretta di causa-effetto, ma come il risultato di una tendenziale maggiore attenzione degli operatori a calpestare (pressare) più energicamente l'insilato quando i valori di ss risultavano essere alti.

 

Tabella densità

 

Tabella 2

 

Anche la temperatura dell'insilato ha mostrato una certa variabilità in relazione al tipo di trattamento effettuato (Tabella 3). Gli insilati di mais trattati con inoculi hanno fatto registrare una temperatura più bassa, indice di maggiore stabilità aerobica. In particolare, le trincee trattate con LALSIL FRESH LB hanno mostrato una temperatura più bassa in senso assoluto (Media), nella parte superiore del fronte (Sopra) ed, in misura minore anche sulla parte inferiore (Sotto). Ancora più significativo è risultato il valore della differenza rispetto alla media giornaliera (ΔT°C) che risultato massimo nelle trincee trattate con lalsil fresh.

 

Tabella 3

 

Tabella 3


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